Curricula e dintorni...Quando si dice fare una buona impressione!
Potrei dirvi che il curriculum vitae è un importante strumento per inserirsi nel mondo del lavoro, ma non lo farò, potrei dirvi che è fondamentale curarlo perché rispecchia la nostra immagine e la nostra personalità, ma non lo farò ugualmente, potrei dirvi anche che va personalizzato e costruito ad hoc, ma rischierei così di passare dal solito esperto del settore, un po’ noioso e troppo accademico, che impartisce la sua pomposa lezioncina su cose già viste e già sentite. Molto probabilmente avrei scarse possibilità di riuscire a far riflettere, di riuscire a consapevolizzare su una tematica così importante qual è l’ingresso nel mondo del lavoro e su quelli che sono gli strumenti utili che si hanno a disposizione per affrontare questo delicato momento di transizione. Preferisco dunque raccontarvi e lasciare a voi l’ardua sentenza.
Si presenta una ragazza in studio per un colloquio conoscitivo, io l’accolgo e la faccio accomodare e non appena si siede le chiedo subito se ha con se il Curriculum, lei mi risponde, Ah sì, dovrei avercelo!, quasi fosse una botta di fortuna. Con un fare un po’ impacciato inizia a rovistare nella sua borsa per circa un minuto e mezzo e alla fine della lunga esplorazione salta fuori questo pezzaccio di carta, e uso il dispregiativo non a caso, spiegazzato, logoro e direi anche piuttosto sporco, con numeri di telefono appuntati a penna sul retro e sul fronte un curriculum scritto a mo’di romanzo.
Con tutta la buona volontà di trascendere quella prima impressione e con l’intenzione di conoscere la persona e di prendere ciò che vedevo solo come dato indiziario, lo prendo e le dico, Vedo che è stata in Australia....Non riesco però a concludere quel mio incipit pretestuoso, un modo come un altro per iniziare a conoscerla, che in men che non si dica e con fare perentorio afferra la sua penna, si avvicina al foglio, lo guarda perplessa e poi mi dice, Ah, ho messo anche questo? Ma questo non è importante, non ci faccia caso dottore!. Mentre proferisce tali parole, ed io tra l’incredulo e il divertito assistevo a tutto ciò, cancella scarabocchiando sotto i miei occhi la parte incriminata, esamina velocemente il resto della pagina come se l’avesse vista per la prima volta, e compie come un vero censore la medesima azione con altri frammenti del suo curriculum, tagliando e inserendo frasi come fosse la brutta copia di un compito in classe. Compiuta la sua opera, degna dei più grandi geni visionari di fine ‘800, mi riconsegna in assoluta tranquillità il suo prodotto tipico e mi fa cenno con il capo di poter proseguire. Ma ogni film, si sa, non è completo senza il colpo di scena. Finito il colloquio (che per ovvi motivi di tempo e spazio non posso descrivere nel dettaglio) ci alziamo dalle nostre poltrone e dopo averla ringraziata e aver pronunciato la fatidica frase, Le faremo sapere, ecco che anche l’ultimo atto di quel colloquio chiamato naufragio si compie, e la zattera di salvataggio, su cui da circa quaranta minuti stavamo gozzovigliando, riceve l’ultimo fatale speronamento all'udir tali parole, Senta dottore mi può fare una fotocopia del mio curriculum perché ho solo quella e mi serve?, affondata!
Quando si dice fare una buona impressione!
Even Mattioli |