Il sussidio avrà un valore massimo di 800 euro al mese

Lo chiamano erroneamente il bonus dei “padri separati”, ma in realtà è indirizzato a entrambi i genitori. Ad agosto la ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti ha firmato in via definitiva, dopo una serie di limature, il decreto che formalmente lo introduce, ma adesso si attende l’ultimo passo, cioè l’arrivo di un testo attuativo che definisca nel pratico le modalità di richiesta ed erogazione.

Vediamo allora di cosa si tratta. Guardando agli effetti che la pandemia ha causato, in primis nell’economia e inevitabilmente anche nelle famiglie, il decreto delle Pari Opportunità ha pensato di sostenere con un sussidio specifico quei genitori separati – non solo i padri appunto – chiamati al mantenimento dei figli, condizione che nel caso di redditi azzerati, o comunque seriamente compromessi a causa del Covid, potrebbe risultare insostenibile.

Secondo la versione approvata, il sussidio avrà un valore massimo di 800 euro al mese, quindi 9.600 euro annui. Per la copertura finanziaria sono stati stanziati 10 milioni di euro, dunque il contributo sarà versato fino all’esaurimento del fondo. Il sussidio, più esattamente, sarà destinato a colui/colei che debba “provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, nonché dei figli maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi, che non abbia ricevuto, del tutto o in parte, l’assegno di mantenimento a causa dell’inadempienza dell’altro genitore”.
 

Un’importante modifica inserita successivamente rispetto alla formulazione originaria del testo (che infatti si riferiva solo a genitori separati o divorziati) ha incluso nel raggio dei papabili beneficiari anche i genitori delle coppie di fatto. Ovviamente però si tratterà di una platea di beneficiari delimitata da requisiti ben precisi. Anzitutto il reddito sarà un valore determinante, e ai fini della domanda non potrà superare gli 8.174 euro nell’anno stesso in cui si richiede il sussidio. Oltre a questo si aggiungono altri due aspetti. Il richiedente dovrà dimostrare:

  • di non aver ricevuto l’assegno di mantenimento nel lasso di tempo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 marzo 2022;
  • di essere rimasto senza lavoro per almeno 90 giorni a partire dall’8 marzo 2020 o, in alternativa, attestare che il proprio reddito è calato di almeno il 30% tra il 2019 e il 2020.

Di più è difficile dire al di là di questo profilo iniziale. Come accennavamo, la misura è stata formalmente introdotta col decreto firmato a inizio agosto dal ministro Bonelli, ma manca ancora lo step delle procedure operative, affidate appunto a un successivo decreto di cui, non appena emanato, verranno fornite tutte le necessarie informazioni sul sito del Dipartimento Pari Opportunità.

 

Fonte: CAF ACLI
 

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